Erika giaceva sul letto sfinita.
Kalgeruith non c’era. Aveva chiuso la porta a chiave ed era
uscito, dicendole con il suo satanico sorriso di non provare a
scappare o quello che le sarebbe capitato le avrebbe fatto
sembrare un paradiso cio` che le aveva fatto finora.
Spinse piu` forte la testa sul cuscino serrando le mani sulle
lenzuola con tutta la disperazione che aveva in cuore e strinse
forte gli occhi, bagnati fino all’orlo dalle lacrime.
Fuori dalla finestra la luna sembrava una culla e le stelle i
suoi sogni volati lontano…
Il vento scuoteva i vetri e il sibilo attraverso le fessure
nel legno gridava assieme al suo cuore tutto il dolore che le
inchiodava l’anima in fondo all’abisso della disperazione.
Nella camera regnava il buio piu` completo e di questo era felice
perche` non aveva il coraggio di guardarsi intorno ed essere
costretta a vedere le condizioni del suo povero corpo.
La mascella ancora le faceva male e cosi` pure il fegato e il
petto. Le lenzuola erano sicuramente sporche di sangue e i tagli
che quell’essere le aveva procurato con i suoi artigli sul seno e
sulle gambe le bruciavano ancora… per non parlare del dolore
che le saliva dall’inguine e quello ancora piu` insopportabile
che le bruciava dentro.
Si sentiva sporca, stanca, da buttare… uno straccio che era
stato usato, sbattuto, tranciato e poi abbandonato li` a marcire.
La luna fuori della finestra non era una culla… era una falce,
una lama affilatissima che sarebbe scesa sul Khalan dandole la
pace eterna… e le stelle non erano sogni perduti, ma tanti
coltelli puntati verso di lei che brillavano man mano che le si
avvicinavano per ucciderla e farla riposare per sempre…
Gemette senza rendersene conto e il sapore salato delle lacrime
le bagno` la bocca, bruciandole le piccole ferite che aveva sulle
labbra. Strinse forte il cuscino e chiuse di nuovo gli occhi per
non guardare… perche` ora anche il buio le faceva paura.







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