GIORNALE DI BORDO – INDICE DEI GIORNI
Questa storia a puntate che potremmo chiamare romanzo corto o lungo racconto, è ispirato al mondo stile cyberpunk di Mutant Chronicles, a cui appartengono tutti i diritti di ambientazione.
Qui di seguito i link ai vari episodi:
Quattordicesima settimana di volo
Quindicesima settimana di volo
Diciassettesima settimana di volo
Diciottesima settimana di volo
Diciannovesima settimana di volo
Ventiduesima settimana di volo
Ventitreesima settimana di volo
Ventiquattresima settimana di volo
Venticinquesima settimana di volo
Ventiseiesima settimana di volo – follia
Ventottesima settimana di volo – residuo, riconteggio dei giorni
Ventinovesima settimana di volo
Trentunesima settimana di volo
Trentaduesima settimana di volo
Trentatreesima settimana di volo
Trentaquattresima settimana di volo
Trentacinquesima settimana di volo
Trentaseiesima settimana di volo
Trentasettesima settimana di volo
Trentottesima settimana di volo
Trentanovesima settimana di volo
Quarantesima settimana di volo
Quarantunesima settimana di volo -sotto influsso
Quarantaduesima settimana di volo
Quarantatreesima settimana di volo
Quarantaquattresima settimana di volo – arrivo su Nero
Ultimo aggiornamento
Giorno 319
Ho deciso di terminare questo Giornale di Bordo dopo una lunga riflessione. Mi sembrava giusto farlo.
Era doveroso… nei confronti di tutti.
Bryan vorrebbe così.
Il giorno dell’ultimo attacco… io ero di sotto, in sala macchine, a lottare contro il tempo per aggiustare il pannello di controllo delle funzioni di volo… quando la voce del comandante negli altoparlanti ha annunciato che eravamo sotto attacco.
Ho fatto più in fretta che ho potuto, mentre la nave vibrava sotto i colpi del nemico… ormai mancava così poco… ma quando finalmente ero certo di avercela fatta, ho scoperto con rammarico che il programma di decollo era irrimediabilmente compromesso… non solo… che i motori non erano in grado di orientarsi per il decollo neppure manualmente…
Potevamo volare, virare e atterrare, ma NON POTEVAMO IN ALCUN MODO DECOLLARE.
Sono corso su con la rabbia in corpo… ma in plancia non ho trovato nessuno.
Sentivo gli spari riecheggiare nell’astronave, ma non capivo da dove provenissero… poi ho guardato lo schermo che inquadrava l’esterno… e ho visto laggiù, spalla contro spalla, Bryan McCall e Yama Watanabe, che fronteggiavano l’intero esercito dell’Oscurità come due martiri pronti al sacrificio.
Sono corso fuori anch’io, incontrando i seguaci di Krysalis nella mia corsa, e ho aperto il fuoco più volte, stroncando ogni forma di non-vita che mi si parava davanti.
Quando sono arrivato all’esterno, Nina mi è arrivata addosso gemendo e siamo crollati insieme al suolo.
Krysalis è emerso dal buio, sovrastandoci con un ghigno beffardo… e d’istinto ho alzato l’arma sparandogli contro.
L’espressione sorpresa del Nefarita non la scorderò mai… come non scorderò mai il pezzo di faccia che gli ho strappato via dall’osso del cranio… mandandolo riverso al suolo, lontano da noi.
Nina aveva una profonda ferita su un fianco, era pallida e nei suoi occhi vedevo il nero fondo della sua anima disperata…
“Bryan!” Ha detto aggrappandosi a me per tirarsi in piedi. “Dobbiamo aiutarlo!”
L’ho sorretta, alzandomi a mia volta e cercando Krysalis con lo sguardo.
Era scomparso.
Guardando verso Yama e Bryan, mi sono reso conto di quanto fossero in pericolo…
Li sentivo urlare e sparare come se stessero scaricando sul nemico tutta l’oscurità che avevano assimilato in quell’anno di convivenza con i loro incubi…
Yama e Bryan, di nuovo insieme, fianco a fianco, dopo tanto tempo passato in conflitto…
Non sapevo se si fossero parlati o meno, se Yama avesse perdonato l’amico per quello che gli aveva fatto, se Bryan avesse perdonato se stesso per lo stesso motivo… sapevo solo che vederli là, statuari contro un esercito di Legionari Benedetti… mi faceva sentire fiero di appartenere a quel gruppo.
“Vov!” La voce del comandante.
Forges era affacciato dalla soglia del portello dell’astronave e indicava un punto al di là della prima schiera dell’ersecito di Krysalis.
Io e Nina abbiamo seguito la direzione indicataci… e lo abbiamo visto, Francisco Navarra, alto e fiero, coperto di sangue dalla testa ai piedi… che si trascinava dietro il cadavere di un legionario…
“SALITE A BORDO!” Ha urlato con la forza della mente. “ADESSO!”
Come se una volontà estranea si fosse impossessata di me, mi sono voltato di scatto verso la Libellula Azzurra.
Navarra VOLEVA che salissimo a bordo. Non capivo perché… ma sapevo che dovevamo obbedire.
Nina mi ha guardato con un’espressione sofferta e capivo che voleva restare… per Bryan.
Mi sono girato di nuovo per cercare lui e Yama e li ho visti ancora più imperanti di prima… che combattevano con le loro spade, corpo a corpo… e questo significava che avevano finito tutti i colpi dei loro mitragliatori.
Non avrebbero resistito a lungo… e in ogni caso, noi non saremmo riusciti a raggiungerli in tempo… almeno così credevo.
Poi Krysalis è emerso dalla folla urlante, avventandosi sui due combattenti.
“SALITE HO DETTO!” Di nuovo la voce mentale di Navarra. “STO PER MORIRE… MA POSSO ANCORA SALVARVI! SALITE, ADESSO!”
Non ho potuto fare a meno di obbedire.
Sono salito a bordo, come ordinato dal Mistico… e Nina è salita con me, fermandosi sulla soglia a guardare gli ultimi sprazzi della battaglia.
Bryan e Yama stavano combattendo contro Krysalis… che nonostante avesse mezza faccia in frantumi si muoveva come una furia… abbattendo la sua arma da taglio, una sorta di ascia bipenne che sfolgorava di rosso ad ogni colpo, come se stesse brandendo uno stiletto… e così ho visto Yama crollare sotto l’ultimo attacco, il petto squarciato in pieno… e ho sentito Bryan gridare…
In quel momento Navarra si è come illuminato di una luce dorata abbagliante… e la Libellula Azzurra ha cominciato a tremare… e ha sollevarsi da terra.
“Ci sta facendo decollare!” Ha esclamato Forges, con le lacrime agli occhi. “GRAZIE, NAVARRA! GRAZIE!”
Ho guardato Nina.
Anche lei piangeva… ma le sue non erano lacrime di gioia.
Guardava Bryan lottare con tutte le sue forze contro Krysalis… e sentivo il suo dolore farsi più grande ad ogni istante che eravamo più lontani da terra…
“NINAAAAA!”
Il grido riecheggiante di Bryan è risuonato per tutta la vallata rocciosa… e d’istinto ho guardato giù, verso di lui… i miei occhi fissi sul bagliore nel buio della sua spada che si abbatteva sul collo di Krysalis e gli mozzava la testa demoniaca dal corpo…
E poi l’URLO, unico e devastante… di tutti i Legionari Urlanti e di quelli Benedetti… un urlo così inumano e devastante da scuotere l’astronave stessa e l’aria che respiravamo…
“BRYAN!” La voce di Nina era spezzata dal dolore.
E’ bastato un battito di ciglia, poi Bryan è scomparso, sepolto sotto l’orda demoniaca… e con lui anche Navarra.
La Gabbia della Dannazione, viva sotto di noi ha iniziato a vibrare anch’essa… fino a che un’onda di fuoco non è emersa dal buio al suo interno, divorando la sua stessa struttura… come se la morte di Krysalis avesse innescato una sorta di processo di autodistruzione…
I motori hanno rullato e girandomi mi sono accorto che Forges non c’era.
Il portello ha iniziato a richiudersi e ho tirato dentro Nina.
Poi il comandante ci ha portato via, lontano dalla voragine e da Nero… e un istante dopo la Gabbia della Dannazione esplodeva con una deflagrazione che ci ha sospinti in avanti come foglie in balia della tempesta. Per un attimo Forge ha perso il controllo della nave… ma grazie alla sua abilità è poi riuscito a riacquistare l’assetto di volo, sfrecciando fuori dall’orbita del pianeta oscuro una volta per tutte.
Oggi è una settimana che siamo partiti e il viaggio è ancora lungo.
Tuttavia man mano che ci allontaniamo, gli influssi negativi di Muawijhe diminuiscono e i nostri sonni sono più tranquilli.
L’obiettivo originario… trovare e richiudere il Sigillo Oscuro… è ormai lontano quanto una follia. Essere arrivati su Nero ed esserne usciti ancora vivi è già un autentico miracolo…
Ne siamo usciti vivi… noi tre, ma non indenni.
Nina è distrutta.
Molto più di me e Forges, credo. In fondo è l’unica superstite della missione originaria, ha attraversato un inferno lungo quasi un anno… e l’unica cosa che aveva guadagnato da questa storia – l’amore di Bryan – le è stato strappato all’ultimo momento, senza pietà.
Ma deve essere fiera di lui… di lui, di Yama e Navarra… che si sono sacrificati per permettere a noi di vivere.
Io non li dimenticherò mai.
MICHAIL VOV
GIORNALE DI BORDO – ULTIMO AGGIORNAMENTO
Ultimi giorni su Nero
Giorno 311
Va un po’ meglio adesso.
Ho recuperato la lucidità necessaria a scrivere le ultime pagine di questo Giornale. Ormai non abbiamo più scampo…
Essere saliti sull’autoblindo cercando la salvezza all’esterno… è stato il nostro più grande errore.
Tuttavia sul momento, eravamo certi che se fossimo rimasti sull’astronave avremmo finito per soccombere… troppe erano quelle creature senza nome… TROPPE.
Muoverci con l’autoblindo ci ha permesso di acquisire un leggero vantaggio sul momento… abbiamo distanziato il nemico ma naturalmente dopo poche ore anche il nemico si è munito di macchine tecnologiche oscure, cingolate e non… comunque armate di cannoni e mitragliatori gorgheggianti…
Ci stanno alle calcagna… e noi non abbiamo un piano.
Il comandante ritiene che se vogliamo avere una possibilità di salvezza dobbiamo far ritorno alla Libellula Azzurra.
Navarra sostiene che il nostro destino è segnato, che dobbiamo essere pronti alla morte… e che per farlo in modo onorevole dovremo assestare un duro colpo ai nostri nemici… e per questo suggerisce di entrare con l’autoblindo fin dentro la voragine, arrivare al suo vertice inferiore… scendere fino al fondo dell’abisso!
Io sono con lui. Il mio codice d’onore mi impone di vendere cara la pelle, di non fuggire, bensì di guardare dritto negli occhi il mio nemico, per quanto feroce e terribile, e combatterlo fino alla morte.
Nina non mi comprende, dice che siamo pazzi. Lei intende tornare all’astronave e come lei la pensa anche Michail Vov.
Yama non vuole esprimersi invece. Sostiene che eseguirà gli ordini del comandante, qualcunque essi siano.
Martin Forges è provato, ma deve prendere la sua decisione.
Giorno 311 – Sera
La decisione è presa.
Torneremo alla nave, anche se, come obiettato dal mistico, non abbiamo possibilità di decollare con i sensori in sala macchine ancora guasti.
Vov pensa che nel giro di dodici ore dovrebbe riuscire a ripristinare le loro funzioni… anche se non può garantire che saranno tutti a posto. C’è sempre la possibilità di non riuscire a staccarci da terra.
Comunque scendere nell’antro infernale di Nero come proposto da Navarra è fuori discussione, almeno per il comandante.
Fuori, l’esercito del male ci osserva… celato tra le pieghe del buio… SO che ci osserva… che sta aspettando il momento opportuno per colpirci.
Giorno 312
L’autoblindo è esploso.
Siamo usciti appena in tempo… grazie alle percezioni di Navarra… che ha “sentito” un grave pericolo imminente…
Le forze di Krysalis ci hanno bombardato con i loro cannoni oscuri… e non abbiamo avuto alternative… ci siamo fiondati fuori sparando all’impazzata contro le orde demoniache che venivano incontro a noi per massacrarci…
I nostri mitragliatori facevano fuoco a ripetizione mentre fuggivamo lontano, cercando di restare compatti… correndo nella tenebra per sfuggire alla tenebra… vedevo volti scheletrici e putrefatti dinanzi a me, intorno a me, dietro di me… vedevo le loro braccia scarne e armate, sentivo i loro aliti putrescenti… e le loro grida inumane… e sparavo, tenendo il dito sul grilletto così forte da procurarmi un taglio nella pelle… sparavo… e con me sparavano gli altri… Nina, Yama, Michail, Martin, Francisco… i miei compagni. Scriverò i loro nomi per l’ultima volta, credo… ormai è finita.
Correvamo come furie verso un’improbabile salvezza… correvamo mentre la morte ci inseguiva per insaccarci nella sua rete di demoni…
La Libellula Azzurra era laggiù… a mezzo miglio… ma era come se fosse all’altro capo del mondo.
Nina era al mio fianco… mi giravo in continuazione per controllare che fosse viva… dovevo proteggerla… lo sentivo come un dovere imprescindibile… dovevo proteggerla…
Poi qualcosa mi si è parato davanti, una creatura enorme, dalla pelle verde… e gli occhi rossi…
“KRYSALIS!” La voce di Navarra, ha spaccato il buio.
Krysalis mi ha afferrato alla gola e si è girato verso il Mistico.
Navarra ha teso la mano contro il Nefarita e dalle sue dita è scaturito un fulmine elementale che lo ha travolto, trascinando anche me nella caduta.
Immediatamente mi sono ritrovato delle ributtanti cose addosso… cose che non so nemmeno descrivere… mille piedi guizzanti e mille occhi sfolgoranti… e ho sparato all’impazzato, togliendomi di dosso quella marmaglia indefinita…
Poi ho avvertito il dolore… lacerante… alla schiena…
“Bryan!” Era la voce di Nina.
Mi ha raggiunto e mi ha strappato qualcosa di dosso… provocandomi un secondo dolore ancor più lancinante.
In pugno stringeva una peluria nera dalla quale pendeva sgambettando una sorta di piccola scimmia scheletrica…
Le ho puntato contro l’arma e l’ho ridotta in poltiglia.
La ferita alla schiena mi bruciava come non mai…
“Bryan, stai bene?”
No, non stavo bene per niente…
Intorno a noi le tenebre si stavano chiudendo per inghiottirci… illuminate a sprazzi dalle esplosioni di fuoco di Michail Vov e il comandante Forges… e dai bagliori delle due Katane di Yama, che si muoveva come una macchina di morte, colpendo a ripetizione con le sue armi preferite, veloce come non era mai stato in vita sua, accelerato dagli impianti cibernetici installatigili da Maxwell… colpiva e colpiva, fendenti su fendenti… mozzando teste, braccia e gambe… seminando fiumi di sangue nero intorno a sé, urlando come un pazzo… gli occhi di fuori… che esprimevano tutta la rabbia e l’odio che aveva in corpo…
Più in là Navarra fronteggiava di nuovo Krysalis.
“Andatevene!” Sono state le ultime parole del Mistico. “Via! Adesso!”
Non abbiamo esitato oltre.
Ci siamo aperti la strada con una tempesta di fuoco allucinante… tutto mi rimbombava attorno… le luci sfolgoravano come sotto uno strobo intermittente… siamo corsi via… verso la Libellula Azzurra.
Non mi sono mai voltato indietro… nemmeno per guardare Navarra un’ultima volta prima che si sacrificasse per noi.
Quando abbiamo raggiunto l’astronave, siamo penetrati al suo interno seminando cadaveri e sangue… respingendo ogni attacco verso di noi…
Poi, dopo aver tolto di mezzo anche l’ultimo essere che ci sbarrava la strada… una gigantesca esplosione si è levata dal punto dove avevamo lasciato Navarra… e decine e decine di creature del male sono scomparse urlando in un mondo di luce.
Quando è tornato a regnare il buio, noi eravamo già dentro. Al sicuro.
Almeno fino al prossimo attacco.
Giorno 313
“Voleva morire così, eroicamente.”
Nina aveva le lacrime agli occhi.
Eravamo seduti uno di fronte all’altra, nella mia cabina.
Dopo aver ricontrollato tutta la nave alla ricerca di eventuali nemici… e spazzando via con una raffica quei pochi che eravamo riusciti a trovare, ci eravamo ripromessi di stare tutti ognuno per conto proprio, per riposare le forze in attesa del prossimo scontro.
Vov era sceso di sotto per terminare quella dannata riparazione che ci avrebbe permesso di ripartire… Forges sarebbe rimasto in plancia a controllare la situazione esterna… mentre Yama aveva espresso il desiderio di isolarsi per un allenamento “meditativo” che consisteva nel’esecuzione di alcune forme di combattimento corpo a corpo.
Nina ed io invece non volevamo stare soli… ma insieme. Lei ed io.
“E lo è stato.” Le ho detto abbracciandola forte. “Un vero eroe.”
E’ seguito un bacio… l’ultimo.
Poi la voce di Forges ci ha richiamati all’ordine: l’esercito dell’Oscura Simmetria si era ricomposto e stava puntando dritto verso di noi.
Mi sono preso cinque minuti, per scrivere queste ultime righe.
Ora devo andare. Non c’è più tempo…
Quarantacinquesima settimana – Nero
Giorno 304
Stamattina mi sono alzato presto… sono andato in plancia e ho visto Yama, fisso di fronte allo schermo che guardava fuori.
Aveva un’espressione vuota… e le sue labbra recitavano una qualche silenziosa preghiera…
Mi sono avvicinato e udendo i miei passi è tornato in sé.
Gli ho domandato se c’era qualcosa che non andava, ma mi ha risposto bruscamente di no e si è dileguato in un istante.
Fuori, c’era solo il buio…
Intanto Vov e Forges stanno lavorando al pannello. Il comandante è pessimista, secondo lui abbiamo ben poche speranze di ripararlo.
La possibilità che resteremo qui in eterno aleggia su di noi come un’ombra…
Ho i brividi solo a pensarci.
Giorno 305
Terra bruciata, rocciosa, scura… e sopra passi che si avvicinano… asce e spade che vibrano, cannoni informi che sparano… occhi rossi che scrutano… e urla, di battaglia… atroci e assillanti… che riecheggiano fino alla fine del cielo…
Poi il soffitto della mia cabina.
GLI INCUBI SONO TORNATI.
Non ne volevo parlare con nessuno… temevo fosse una cosa soltanto mia… ma sbagliavo. Navarra ci ha radunati in plancia e ci ha chiesto se avevamo sognato tutti.
A malincuore, ognuno di noi ha risposto di SI.
Allora ci ha mostrato quello che sta accadendo fuori…
E abbiamo visto… la Reliquia Oscura… APERTA.
E non solo.
Era DIVERSA… non più un cubo perfettamente sigillato… ma qualcosa di più imperfetto… le quattro pareti piegate verso l’esterno in modo da formare un’ellisse… inoltre le pareti non erano più piatte, ma in rilievo come se una parte di esse si stesse staccando dal resto della superficie… e la porta spalancata era rivolta verso di noi e mostrava un’incisione mai vista prima… che ricordava vagamente un teschio umano…
Non erano visibile creature né dentro né intorno alla Reliquia… ma sapevamo che presto sarebbe accaduto qualcosa.
Avevamo ragione, ma non è comparso nessuno.
Quello che invece è successo… è che la cassaforte ha continuato a mutare… e lo sta ancora facendo… si sta trasformando in qualcosa di diverso da prima… in qualcosa di oscuro… si sta EVOLVENDO…
Giorno 306
La mutazione continua… questa mattina la cassaforte era diventata qualcosa di completamente diverso… di oscuro…
Il cubo non esisteva più… al suo posto troneggiava un’immensa intelaiatura sferica… una gabbia… che prendeva forma da un nucleo centrale rappresentato da un teschio demoniaco che emanava una sensazione di allucinante angoscia…
Anche l’elevatore era scomparso… inghiottito, assimilato o Dio sa cosa in qualche modo misterioso dalla Reliquia Oscura che, anche attraverso lo schermo, sembrava intimarci di non osare nulla contro di essa… perché altrimenti l’avremmo pagata sulla nostra pelle…
“Il contatto con Nero l’ha riportata al suo antico aspetto…” ha commentato Navarra, impietrito di fronte a quello spettacolo “La Reliquia è una gabbia… una prigione forse…”
“Una gabbia per le anime…” ha aggiunto Nina, sorprendendo tutti. “Se pensiamo a ciò che ha fatto per tutto il tempo in cui è stata con noi… si potrebbe dire che è questo che rappresenta… che E’.”
Eravamo sconcertati… ma la supposizione di Nina poteva essere, a pensarci bene, la soluzione più vicina alla verità che eravamo riusciti a trovare finora.
Il pomeriggio non ha riservato sorprese… il pannello in sala macchine è ancora fuori uso… e tutti noi samo sempre più convinti che questa lunga attesa comporterà, entro breve tempo… un avvenimento straordinario e terribile, che sconvolgerà per sempre le nostre vite.
Non sappiamo quando… ma il domani è per noi un’aspettativa di vita fin troppo ottimistica… un’utopia.
Il domani, non è mai stato così lontano.
Giorno 307
Nascosta in un doppio fondo della dispensa nel reparto cucine, ho trovato una bottiglietta di whisky.
Un’autentica bottiglietta di whisky!!!
Ignoro completamente chi possa esserne il propietario, ma non mi sono fatto scrupoli di alcun genere nell’aprirla e berne un’ampia sorsata.
L’ho poi rimessa al suo posto, nel caso qualcuno si accorgesse della sua scomparsa…
Sarà il mio piccolo segreto.
Ma dopo un anno di acqua… un whisky mi è parsa la cosa più bella che potessi trovare a bordo…
Tuttavia questa lunga astinenza da alcool deve avere ridotto la mia solita soglia di resistenza, perché un’ora dopo dormivo profondamente nella mia cabina.
E’ venuta a svegliarmi Nina… ed è stato un risveglio eccitante…
Ho aperto gli occhi in preda a un piacere indescrivibile… a uno stato di ebbrezza sessuale devastante… e l’ho vista, lei, nuda come nudo ero io… piegata sopra di me per regalarmi l’estasi…
Non andrò oltre.
L’alcool dev’essere ancora in circolo dentro di me perchè mi fa scrivere cose intime che normalmente non scriverei.
Meglio continuare domani.
Giorno 308
Avete mantenuto la vostra promessa… ve ne sono grato. La Gabbia della Dannazione è tornata a casa grazie a voi… e questo è un passo importante in base al quale starà a me adesso adempiere alla mia promessa. Muovere guerra contro Algeroth, Ilian e Semai è stato a lungo valutato dai miei signori, Muawijhe e Demnogonis… fino a quando non si sono resi conto che sarebbe stato folle rivoltarsi contro i tre demoni maggiori… e così hanno cambiato idea. Sono molto spiacenti e mi incaricano di dirvi che quale ricompensa per la vostra impresa, sarete i primi ad entrare nella Gabbia… i primi dopo anni e anni di guerre…
Sarà un’esperienza appagante per tutti voi… se solo pensate che dalla Gabbia sono nati i più grandi nefariti degli Apostoli… tra i quali io stesso, Krysalsi… e un nome che certamente conoscerete bene: Saladino.
A molto presto, dunque… ci rividremo ancora nei vostri sogni!”
Mi sono svegliato urlando.
Ho chiuso gli occhi, li ho riaperti… ma ero lì, nella mia cabina.
Ricordavo esattamente tutte le parole di Krysalis… TUTTE!
Come se avessi imparato un testo a memoria.
Sono uscito in corridoio e non mi sono affatto sorpreso di trovarvi i miei compagni, altrettanto confusi.
Mi è stato subito chiaro che avevamo sognato TUTTI.
Ed era altrettanto chiaro che ci restava ancor meno tempo di quel poco che già credevamo.
Giorno 309
La Gabbia della Dannazione ci osserva.
Muta forma minuto dopo minuto… impercettibilmente… ma muta.
Ed ecco che tutto il nostro mondo di speranze è crollato in un istante.
All’interno della gabbia, avvolto da un alone di fuoco improvvisamente è apparso Krysalis… in tutta la sua magnificenza, una creatura bella e orribile allo stesso tempo, dall’aspetto regale e truce… un rettile con due piedi e due mani, vestito da principe e con una spada e un’arma da fuoco in pugno… e i due occhietti gialli che a tratti si venavano di bagliori scarlatti…
Era solo, almeno così sembrava.
Ci siamo fermati davanti allo schermo a guardarlo attentamente.
Forges ha richiesto dal computer uno zoom sui dettagli del suo corpo.
Era straordinaria la sua armatura grigia sopra la pelle a scaglie di serpente…
La testa piatta era disgustosa ma i suoi occhi tradivano una nascosta intelligenza che evidentemente quella testa era adibita a contenere.
E’ rimasto fisso, in piedi, dentro la gabbia a guardare verso di noi.
Sembrava che i suoi occhi bucassero lo schermo e ci giudicassero colpevoli… colpevoli di esistenza in vita.
Poi a un suo cenno del braccio, si è scatenato l’inferno.
Dal nulla… o meglio dalle rocce… dai mille pertugi nascosti delle rocce sono apparsi i suoi seguaci… esseri infomi dalle molteplici braccia e gambe che si dimenavano come forsennati…
Krysalis ha abbassato il braccio, puntando il dito verso la Libellula Azzurra… e quelle orride creature si sono avventate sull’astronave.
abbiamo attivato gli scudi fotonici ma non dureranno a lungo… e quando le nostre difese cadranno, la nave verrà presa e la nostra battaglia sarà un’inutile condanna a morte.
Per noi naturalmente…
Ecco… sta accadendo.
Devo posare il Giornale di Bordo.
Forges urla che gli scudi sono caduti… e quelle cose stanno entrando.
E’ tempo di sguainare la spada e combattere.
Giorno 310
Le creature fedeli a Krysalis sono entrate.
Hanno sfondato gli scudi e hanno fatto irruzione a bordo.
Vov, Forges ed io abbiamo raggiunto il portello che erano riuscite a sfondare… e le abbiamo accolti come meritavano, a suon di piombo e laser, cuocendogli la coda a dovere e rispendendole indietro urlando.
E’ stato così per due ore.
Le loro incursioni sembravano non finire mai… e credo fosse proprio questa l’intenzione dei nostri aggressori… spaventarci con la loro assuidità.
Ma li abbiamo respinti.
Michail faceva un centro a ogni tiro, mentre Forges ed io abbiamo attirato le orride creature fuori da quella che ormai consideravano una zona sicura… e le abbiamo fatte bersaglio dei nostri colpi… anche se sfortunatamente il vero bersaglio eravamo noi.
Già… perché dalle membrane attaccate alle pareti dell’astronave, quelle membrane che si sembravano così strane e di cui non conoscevamo lo scopo… sono fuoriuscite delle creature abominevoli fatte di carne marcia e sangue solidificato… cieche e sorde ma munite di zanne e artigli… che si sono avventate su di noi impedendoci di fatto una valida reazione.
Ci siamo ritrovati sovrastati dal loro numero… i colpi non ci bastavano più… e nemmeno il coraggio… e così ci siamo divisi, pensando di spiazzarle.
Io e Forges da una parte, Vov dall’altra.
Il comandante mi ha guidato attraverso un condotto dell’aria fino alla sala generatori. Da qui avremmo percorso le scale che portavano ai pieni superiori e quindi fino in plancia, dove ci aspettavano Nina, Yama e Navarra.
Quando finalmente li abbiamo raggiunti, Vov non era con loro.
Martin Forges mi ha guardato, io ho guardato Navarra e lui Nina.
Dovevamo tornare a prenderlo.
Tuttavia ci siamo resi presto conto che la plancia era circondata, isolata dal resto della nave… pressata da quel manipolo di creature immonde senza nome.
La porta d’acciaio che ci teneva al sicuro si stava lentamente sgretolando.
Devo bere dell’altro whisky… la mente è confusa, annebbiata… ma devo sscrivere, continuarre a scrivere.
Ecco.. devo scrivere ciò che accade ora. Adesso cche nnon vedo più bene ma appannato… che i colori mi sfuggono alla vista e i suoni mi giungono ovattati… e ricomincio a sbagliaare le parole…
Allora, un respiro.
Soo entrti. Sono entrati.
Le creature sono etrate, ci shnno collto di sosoprea… sorpresa.
Dio che mi succede!
Krysalis… mi sta guardando. Dall’ociho della gabbia. Dall’OCCHIO DELLA GABBIA… DAL TESCHIO DI FUOCO, MIO OSSERVA… NATHANIEL STAMMI VICNINO, DAMMI LA FORAZ… FORZA.
Il comandante ha aprto il fuoco, Yama si è avventto su di loro con la spada n pugno… ha fatto una streage di teste mozzate… e corpi suqartati… cazzo sto male, non riesco più a scrivere… no, di nuovo no… non più… non voglio ! NON VOGLIO!
Ma quelle creture eanno così tante… troppe.
Siamo corsi via, lontano, recandoci nell’unico posto ancora sicuro dell’astroave… almeno per ilmomento.
L’hangar.
Era vero. Non sembrava esserci pericolo immediato.
Siamo montati tutti a bordo dell’autoblindo… preparandoci ad usicre fuori… a scontrarci con l’esercito di Ktrysalis.
Poi è spuntato Vov.
E’ salito al volo seguito da un nugolo di esseri infernali… e ci siamo barricati dentro. Forges ha attivato il telecomando di apertura automatica e ilportello dell’haangar si è alzato, consentendoci di uscire allo scoperto… nel cuore gelido di Nero.
Abbiamo girato più o meno in tondo ,credo, per qualche ora… fino a quando non abbiamo ritenuto opportuno fermarci.
Allora ua parte di noi ha dormito, mentre io facvo il turno di notte.
Dopo poco, è cominciata.
Dapprima solo un furscio… fruscio… poi un suono più acuto, assordante.
Giiungeva a noi direttamente nel cervello… e questo più di due ore fa.
Navarra ha tentato di contrastarlo coi suoi poteri ma non ha potuto farci niente. Da allora, il fischio non ha più smesso… e mi sta mandando in tilt il cervello.
Debiltiati e sconfiti nell’anima, lottiamo per non morire, per non sottometterci… ma la forza mentale di Krysalis è pù forte…ci sta portando via la mente e l’anima… nonriesco piuù a scrvere. Vi prego di perdonarmi… ma devo andare. Forse dormire… forse morire… non so.
Ma devo reagire, in un modo o nell’altro.
Quarantaquattresima settimana di volo – Arrivo su Nero
Giorno 297
Oggi la discussione è continuata in forma più lieve e controllata.
Siamo giunti alla conclusione che soltanto quattro di noi dovranno scendere nel laboratorio. Questo perché Navarra deve rimanere al sicuro per poter attivare la bomba digitando il codice che soltanto lui sa e che si rifiuta di rivelare; Forges deve restare in plancia per condurre la Libellula Azzurra manualmente qualora ce ne fosse bisogno.
Noi quattro invece non abbiamo mansioni fondamentali… e domattina presto scenderemo nel laboratorio per piazzare quattro cariche (una a testa) nella Reliquia Oscura.
Dovrebbero bastare a cancellare l’intero laboratorio, parte del corridoio e delle aree adiacenti… ma non dovrebbero coinvolgere altre parti dell’astronave… NON DOVREBBERO creare danni seri ai condotti dell’aria e dell’energia, che provvederemo a isolare una volta piazzate le cariche… e soprattutto l’esplosione NON DOVREBBE arrivare fino alle pareti esterne.
In teoria la Libellula Azzurra potrebbe subire un momentaneo calo di energia… ma in ogni caso Forges e Navarra sono pronti a ripristinare le funzioni vitali della nave in ogni momento, qualora venissero meno.
Speriamo solo che il comandante abbia fatto bene i suoi calcoli…
Giorno 298
Ecco. Siamo pronti. Stiamo per andare.
Guardo Nina. I suoi occhi da sempre verdi, ora sembrano azzurro-ghiaccio… e mi scrutano da sotto la frangetta di capelli chiari. Mi dicono di non aver paura… che andrà bene… eppure SO che Nina è spaventata. I suoi occhi mi dicono anche questo.
Guardo Michail. E’ strano… non sembra nemmeno preoccupato. Sta fumando una specie di sigaro che emette un fumo grigiastro puzzolente mentre ricontrolla il caricatore dello Swanson.
Guardo Yama. Mi scruta a sua volta, fa una smorfia che dovrebbe essere un sorriso e mette mano sulle sue armi: la Katana e la Punisher d’ordinanza per questa missione.
Guardo me stesso… attraverso gli occhi dei miei compagni: stringo spada e mitragliatore con entrambe le mani e prego lo Spirito di Nathaniel di proteggerci… e di assisterci.
Ecco. Siamo pronti. Stiamo per scendere.
Giorno 299
Una corsa disperata contro il tempo e lo spazio… contro il terrore e la speranza… contro noi stessi e l’emblema astratto del Male…
LA CASSAFORTE… oggetto impenetrabile, misterioso e terribile…
E’ accaduto tutto molto in fretta… e i ricordi sono così… frammentari…
Rammento la nostra incursione nel laboratorio, le membrane oscure che sbattevano scosse da un vento invisibile… i filamenti di carne umana putrefatta che calavano dal soffitto… fiori fatti di carne viva che pulsavano sangue dai loro bozzoli dischiusi… e orride creature che balzavano incontro a noi con le zanne protese e i mille occhietti rossi iniettati di odio inumano… e poi Maxwell, quello che ne restava… un automa urlante che gridava a squarciagola il suo grido d’assalto, sfidando le nostre difese con una spavalderia nauseante… travalicando i nostri limiti di sopportazione, fendendo i timpani delle nostre orecchie con veemenza… Maxwell, trasformato in un Legionario Urlante dai poteri oscuri di Muawijhe…
Così noi sfrecciavamo in mezzo a quella giungla fatta di nere escrescenze informi e creature orride… il tutto condito dal grido psichico e fisico di Maxwell… nonché dall’influsso malvagio della cassaforte … che premeva su di noi come un’incudine… per schiacciarci e sottometterci ai suoi voleri…
Nina è stata la prima a svegliarsi da quel torpore cosciente che ci stava lentamente trascinando nel sonno dell’incoscienza…
Col suo braccio tramutato in arma mortale si è catapultata contro Maxwell. Il Legionario Urlante ha schivato l’attacco, ma per farlo ha dovuto interrompere il suo grido morrtale… e allora Yama è andato in soccorso a Nina… travolgendo Maxwell nella sua corsa…
L’ho visto afferrarlo e sollevarlo con una semplicità sconcertante… merito degli arti cibernetici che lo stesso Maxwell gli aveva impiantato… per poi lanciarlo lontano, in mezzo alla mischia infernale…
L’intero laboratorio ha preso vita… esseri immondi sono schizzati fuori da ogni anfratto precipitandosi su di noi come spinti da una fame irrefrenabile…
“Vov!” Ho gridato, correndo a piazzare le cariche.
Lui mi ha seguito sparando come un pazzo contro chiunque si avvicinasse, finché non abbiamo raggiunto l’imbocco della cassaforte.
Allora abbiamo posizionato i timer sui cinque minuti e abbiamo piazzato all’interno della Reliquia Oscura, vicino al bordo esterno, le nostre bombe al plasma.
Poi siamo schizzati via, mentre Nina e Yama correvano nella nostra direzione per darci il cambio.
Ci siamo incrociati… e nel farlo ho abbracciato lo sguardo di Nina.
Aveva paura… ma era anche fomentata da una speranza forte quanto quella paura… la speranza di uscire viva da lì…
Io e Vov abbiamo aperto il fuoco contro l’orda infernale che si stava rapidamente predisponendo a circondarci.
Nina e Yama hanno piazzato le altre due cariche e ci hanno raggiunto immediatamente.
Allora Maxwell è emerso dall’ombra avventandosi su di noi urlando… e quel dannato fischio psichico ci ha di uovo stravolto, ferendoci in fondo all’anima… estirpando i nostri segreti…
Ho cercato di resistere… ma mio malgrado mi sono ritrovato in ginocchio… accanto a Nina… e a Vov.
Maxwell ci ha raggiunto, fissandoci coi suoi occhi spiritati… ma Yama non si è lasciato sopraffare. Sembrava ormai in grado di controllare quel dolore lancinante che l’urlo mentale di Maxwell provocava nelle nostre menti… e l’ha trafitto con la sua Katana, passandolo da parte a parte…
Maxwell è crollato al suolo senza vita e il fischio è cessato.
Mentre il resto delle forze oscure si accingevano a chiuderci, ho gridato di andare… che la bomba stava per detonare.
La corsa contro il tempo e lo spazio è stata lunga e sofferta…
Michail Vov è stato il primo a mettersi in salvo, varcando la porta d’emergenza prima di tutti noi. Dietro di lui si è infilata Nina e poi è toccato a me. Ho guardato indietro: Yama stava sopraggiungendo proprio in quel momento…
E’ stato allora che le prime creature si sono avventate su di noi…
Le abbiamo scacciate, sparando loro addosso… fino a quando non è passato Yama. Allora gli sono saltate addosso, ferendolo alla schiena con i loro morsi inumani…
Nina ha sparato contro di loro, togliendo di dosso al Jito quegli scomodi ospiti e permettendogli di mettersi in salvo.
Un istante dopo che era passato, io e Vov abbiamo richiuso la porta.
Appena in tempo… perché l’esplosione è arrivata quasi immediatamente.
Sembrava che l’astronave si fosse schiantata da qualche parte… tale è stata l’intensità dell’esplosione.
Siamo stati sballottati ovunque, ferendoci contro spigoli e lamiere… il tutto per più di cinque minuti…
Quando, poco tempo dopo, abbiamo riaperto la porta del laboratorio, non c’era più alcuna traccia di oscurità. I laboratori erano un cumulo di cenere e detriti.
Apparentemente ce l’avevamo fatta.
Giorno 300
Nero è sotto di noi.
Una roccia scura sospesa nello spazio, un pezzo di tenebra solidificatosi dopo la creazione dell’universo… un frammento di Male puro, un limbo infernale sfuggito al controllo del diavolo e arrivato fin qui… per assoggettare l’uomo ai voleri della perversione maligna degli Apostoli, demoni dannati arrivati da chissà quale inferno…
Vederlo da qui, mi fa venire i brividi… e non solo a me.
La sola idea che presto atterreremo sulla sua superficie brulla e devastata dal ghiaccio e dalla corruzione ci fa accapponare la pelle.
Ah già, non l’ho detto: NON SIAMO RIUSCITI A RIPRENDERE IL CONTROLLO DELLA NAVE. Nonostante l’esplosione della Reliquia Oscura, la Libellula Azzurra resta ingovernabile.
Saremo costretti ad atterrare, in modo che il computer di bordo dia per eseguito il programma di volo, dopodiché potremo riprogrammare una nuova partenza.
Non prima di aver fatto una cosa però… della massima importanza.
Siamo tornati nel laboratorio oggi, per controllare gli effetti delle bombe incendiarie. Del laoratorio non resta che cenere su cenere… delle creature oscure che lo riempivano rimane solo un vago ricordo oltre il puzzo di carne bruciata… quanto alla Reliquia Oscura… beh, è un altro paio di maniche.
E’ INTATTA.
Questo significa solo una cosa: non abbiamo speranze di distruggerla.
La nostra unica speranza è di scaricarla fuori bordo, abbandonarla su Nero… restituirla all’Inferno dal quale proviene!
Giorno 301
Ricercare il posto migliore dove atterrare non è semplice.
Nero presenta un territorio prevalentemente montuoso, roccia su roccia… dirupi su dirupi… la sua perculiarità sono quelli che Navarra chiama “aculei del diavolo”, una conformazione rocciosa particolare costituita da tutta una serie di pinnacoli che si innalzano verso il cielo fino a un chilometro d’altezza, spuntoni che sembrano missili puntati verso gli invasori celesti – noi in questo caso – e che hanno un’aria estremamente minacciosa.
L’intero pianeta è comunque una lastra ghiacciata… gli stessi “aculei del diavolo” sono ricoperti da uno strato trasparente che li rende brillanti sotto la luce dei nostri fari…
Apparentemente non c’è traccia di vita…
Ma sappiamo bene che è solo un’apparenza.
Qui la notte è pressoché eterna… e i servi degli Apostoli sono probabilmente assiepati in roccaforti sotterranee…
Sorvolando con l’astronave la superficie di Nero, appare sempre più evidente che non sarà semplice atterrare.
Abbiamo individuato un paio di laghi ghiacciati, ma naturalmente è impensabile atterrare lì… il calore dei motori scioglierebbe il ghiaccio e ci inabbisseremmo.
Poi finalmente, qualcosa di diverso…
Una sorta di bassopiano… una depressione nel terreno di almeno otto chilometri… una vera e propria montagna rovesciata… un cono conficcato nella roccia a testa in giù…
“E’ come l’Inferno dantesco” ha esordito Navarra osservando quello spettacolare scenario dallo schermo in plancia.
“Chi?” Abbiamo chiesto noi, che non avevamo idea di cosa stesse parlando.
“Si tratta di un antico scritto, risalente agli albori della storia della Terra…”
Ho incrociato lo sguardo dei miei compagni. Eravamo tutti molto colpiti… nessuno di noi sapeva nulla della storia della vecchia Terra… quello che stavamo per sentire sarebbe stata per tutti noi un’incredibile rivelazione…
“Dante scriveva di un’immensa voragine dalla forma di cono rovesciato, il cui vertice era al centro della Terra. Questa voragine si era venuta a formare con la caduta di Satana, il diavolo, ovvero Lucifero, Angelo di Dio scacciato dal Paradiso per la sua sete di potere. Precipitato giù dal Paradiso, Satana era rimasto conficcato al centro della Terra, creando una voragine infernale al di sotto dell’antica città di Gerusalemme. Lungo la voragine erano disposti nove cerchi concentrici e in ogni cerchio erano imprigionate le anime dei condannati. Ogni cerchio era pedisposto ad ospitare le anime che avevano commesso in vita un determinato peccato. In fondo all’abisso, al vertice del cono, Satana dominava il suo Inferno…”
Eravamo estasiati dalla storia del Mistico… e allo stesso tempo spaventati.
“Pensi che ci sia un nesso tra Nero e l’inferno dantesco?” Ha chiesto Yama.
Navarra gli ha rivolto un’occhiata indecifrabile.
“Un nesso c’è. ” E’ stata la sua risposta. “Lo sapete bene. NERO E’ L’INFERNO. Non può essere altrimenti…”
Abbiamo guardato con più attenzione l’interno della voragine… poi la Libellula Azzurra ha subito una leggera impennata, iniziando a scendere nell’abisso.
“Ehi!” La voce di Forges celava una forte sorpresa. “C’è qualcosa di strano… gli strumenti dicono che all’interno della voragine l’atmosfera è diversa…”
“Che vuol dire diversa?” Ha domandato Nina.
Lo sguardo di Forge era di evidente sorpresa.
“Che è identica a quella terrestre di una volta! C’è gravità… c’è ossigeno… è perfettamente respirabile!”
Eravamo allibiti.
“Ci siamo.” Ho detto poi, guardando uno ad uno i miei compagni. “Stiamo per atterrare…”
“Scendiamo nel laboratorio!” E’ stato l’ordine perentorio del comandante. “Se non servono gli scafandri, agiremo più in fretta. Carichiamo la Reliquia sul carrello elevatore e portiamola nell’hangar. La scaricheremo immediatamente!”
Siamo volati via, correndo come il vento.
Vov ha portato il carrello elevatore nel laboratorio servendosi del montacarichi, mentre io, Forges e Nina siamo andati a legare la
cassaforte con i cavi d’acciaio.
La Reliquia Oscura giaceva immobile e isolata nel deserto cinereo del laboratorio. La porta era chiusa ora, perfettamente sigillata.
Nessuno di noi l’aveva chiusa, naturalmente.
Aveva fatto tutto da sola, LEI, la cassaforte …
Le abbiamo passato tutt’intorno i cavi d’acciaio, poi, con l’aiuto di Yama e con l’assistenza dell’incantesimo di Levitazione del Mistico, siamo riusciti a spostare da terra la Reliquia Oscura… non molto, ma il tempo necessario da permettere a Vov di infilarle sotto le braccia di sollevamento dell’elevatore. Mentre io, Vov e Yama portavamo la cassaforte nell’hangar, gli altri risalivano in plancia.
Alla trasmittente è gracchiata la voce di Nina.
“Bryan, stiamo per atterrare!”
Le porte del montacarichi si sono aperte nel momento stesso in cui la Libellula Azzurra toccava terra.
Vov ha guidato l’elevatore fino alle porte dell’hangar.
“Stiamo scendendo!” La voce del comandante ci è arrivata disturbata alla trasmittente.
Fuori non c’era alcun suono… segno che doveva essere deserto… ma non avrei potuto giurarci.
Yama è andato al comando manuale di apertura dell’hangar.
In quel momento sono arrivati gli altri.
Forges ha dato ordine di predisporci a semicerchio in modo da sparare a qualsiasi cosa si fosse presentata dall’altra parte.
Abbiamo eseguito, poi Yama ha premuto il pulsante di apertura.
Le porte dell’hangar hanno iniziato a sollevarsi…
Il cuore mi batteva all’impazzata… e sapevo che anche per gli altri era lo stesso.
Ho guardato Nina un’ultima volta… l’avrei più rivista? Saremmo sopravvissuti a questo?
Non lo sapevo…
Infine le porte si sono sollevate completamente… e al di là di esse…
una nera superificie spazzata dal vento… niente ghiaccio apparentemente… solo roccia nera sullo sfondo di un cielo grigio piombo…
e nessuno in vista.
“Via!” Ha gridato Forges. “Vov!”
Michail Vov ha messo in moto e si è diretto fuori dall’hangar.
Io mi sono attaccato all’elevatore con il mitragliatore pronto a far fuoco.
Ma non c’era proprio nessuno.
Abbiamo lasciato lì elevatore e Reliquia e siamo corsi dentro, richiudendoci alle spalle le porte dell’hangar con la paura e la speranza nel cuore.
Giorno 302
Per la prima volta dopo quasi un anno dalla partenza dalla base di Luna, la cassaforte non è più vicino a noi…
Esiliata, nel buio esterno sul suolo pietroso di Nero… attende, immobile… che i seguaci degli Apostoli la vengano a prendere.
Che Krysalis la venga a prendere.
Dallo schermo l’immagine della Reliquia è disturbata, tuttavia visibile.
Fuori la notte sta lasciando il posto alla tenebra più profonda… una sorta di crepuscolo oscuro senza fine…
Al termine della notte, sorge una nuova notte ancor più tetra… fino al mattino, quando ritorna un buio più leggero, una penombra sempiterna da cui non si può sfuggire…
Questo è Nero.
Roccia, buio e morte.
Nient’altro che questo…
Martin Forges ha passato tutto il giorno a cercare di riprogrammare il computer di bordo per il ritorno a casa…
Ma ci sono dei problemi.
Com’era facile prevedere…
Io e Michail Vov siamo scesi in sala macchine ad effettuare dei controlli.
Stavamo aprendo tutti i portelli dei circuiti elettrici quando all’improvviso, dopo l’apertura dell’ennesimo sportello è schizzato fuori qualcosa…
Me lo sono visto addosso e l’ho schivato con un colpo di reni, sfoderando la spada e affiggendolo alla parete dietro di me.
Era un ammasso tentacolare senza forma… una creatura abominevole, piccola e viscida… un Tutor, forse… o un’altro essere della stessa specie…
Ora giaceva affisso alla parete, colava sangue e grumi di carne putrefatta lungo il muro… esalando un fetore infernale…
“Guarda!” Mi ha detto Michail, mostrandomi i circuiti bruciati del pannello.
“Puoi fare qualcosa?” Gli ho chiesto, continuando ad osservare la creatura morta.
“Mi serve un po’ di tempo. Questo è il pannello che comanda l’accensione dei motori e il timone… se il chip non è danneggiato posso riuscire a ripristinare tutti i collegamenti…”
” E se è danneggiato?”
Vov mi ha quasi fulminato con lo sguardo.
“Resteremo qui per sempre.”
Giorno 303
Nina ha detto di aver visto qualcuno, stamattina, fuori… accanto alla Reliquia.
Se ne stava dritto in piedi e fissava l’astronave… fissava LEI.
“Era come se stesse guardando me…” ha detto Nina giocherellando in modo nervoso con un grosso pugnale seghettato. “Mi guardava… mi guatava dentro… scavava nella mia anima per sapere chi ero…”
“Puoi descriverlo?” Ha domandato Navarra.
“Aveva la pelle come corazza… verdastra… e una testa grossa, larga simile a quella di un cobra… due occhi rossi iniettati di sangue… che mi fissavano…”
“E’ Krysalis.” Ha detto il Mistico. ” L’ho visto nei miei sogni…”
Aveva ragione.
La descrizione fatta da Nina era la stessa che anch’io ricordavo in uno dei tanti sogni fatti in quei dieci mesi di viaggio… si trattava proprio di lui, Krysalis…
Finalmente ci aveva trovato.
Più tardi Michail Vov è tornato dalla sala macchine con la terribile notizia: i circuiti di navigazione erano completamente fusi. Per ripristinarli sarebbe stata necessaria almeno una settimana… e anche così, non era certo di riuscire a ripristinarli tutti. Uno in particolare lo preoccupava: il programma di decollo. In mancanza avrebbero dovuto farlo manualmente e questo comportava tutta una serie di inconvenienti, non ultimo il fatto che Forges aveva bisogno di un navigatore che lo assistesse… e Reinberg era morto.
Così siamo ancora qui, su Nero, al centro della voragine che secondo Navarra rappresenta l’Inferno…



































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